Come per la maggior parte dei paesi, anche per Dumenza è
molto difficile - se non addirittura impossibile - risalire all’esatto
momento storico in cui il centro abitato prese forma.
Si può affermare però con ragionevole certezza che
un rudimentale insediamento fece la sua comparsa già ai
tempi delle invasioni barbariche, grazie alla morfologia della
valle che sarebbe stata in grado di offrire rifugio agli abitanti
dei villaggi rivieraschi spesso saccheggiati da spietati predoni
che spadroneggiavano su tutto il Lago Maggiore.
Due mensole a forma di testa – una maschile e l’altra
femminile – furono murate sotto l’architrave della
porta principale della chiesa di San Giorgio, e in epoca ben più
recente ritrovate per caso dal parroco, Don Giuseppe Parapini.
Queste, insieme al campanile innalzato in varie epoche e datato
“anno 909”, ci fanno supporre che gli abitanti di
Runo e Dumenza fossero già discretamente numerosi per quell’epoca,
tanto da poter e voler investire tempo ed energia nella costruzione
della torre. Sembra che attorno secolo XII, nel periodo dei Comuni,
sulla torre fosse posta una campana per segnalazioni civili.
La Valtravaglia, in cui si era formata una “Castellanza”,
inglobò anche questi territori. Nonostante a tutt’oggi
vi siano pareri discordanti riguardo ai confini precisi delimitanti
la Valtravaglia, la collezione di antichi appunti e fogli sparsi
del parroco Binda di Castello Valtravaglia (e che probabilmente
erano in origine parte dell’ora perduto archivio della canonica
di Bedero) ci fornisce un elenco dei territori che allora la costituivano,
in cui ritroviamo anche Dumenza.
Re Liutprando, salito al potere verso la metà del 700,
fece dono delle terre della Valtravaglia al monastero di S. Pietro
in Ciel D’Oro di Pavia.
In epoca feudale la Lombardia fu
divisa in territori che l’imperatore concedeva a quei nobili
che ne facevano richiesta.
Alcuni documenti ritrovati ci inducono a fare alcune considerazioni
che hanno una certa importanza.

Lanfranco "Rubeus" monaco in San Pietro in Ciel d’Oro che, con
un atto rogato il 28 agosto del 1289 nello stesso monastero, viene
designato dall’abate come successore, in caso di morte, del presbitero
Federico allora rettore di San Pietro in Lavena e in precarie
condizioni di salute, anzi nel documento si dice che Lanfranco
dovrà reggere e governare i beni del monastero anche nel caso
in cui il rettore non sia più in grado di svolgere adeguatamente
i suoi compiti dandone al più presto notizia all’abate.
Nel 1290 il 9 dicembre, Lanfranco viene nominato, dall’abate Rolando
e dai rappresentanti del capitolo, nunzio, procuratore e "sindicus"
per tutte le cause e i negozi che il monastero dovrà concludere
nel distretto di Milano e di Como e per riscuotere tutte le spettanze
nei detti territori "(Rolandus) fecit et constituit Lafrancum
Rubeum de Lavena suum nunzium et procuratorem et sindicum et quicquid
alius (.?.?.?.?)as causas et negocia que et quas habet vel habiturus
est cum aliqua persona vel personis, collegio et universitate
in infrascriptis pactibus et contractis in (.?.?.?.) et districtus
Mediolani e districtus Cumarum et in illis partibus et ad colligendum
et requirendum omnes fructus et reditus, census et gaudimenta
que et quas habet vel habere videtur (.?.?.?)" In pratica
Lanfranco si troverà ad essere procuratore generale del monastero
pavese per la riscossione di decime e tributi e per l’amministrazione
in genere dei beni nei territori di Como e Milano.
Primo feudatario della Val Travaglia fu nel 1416 il principe Lotario
Rusca che ridusse il titolo di principe a quello di conte, facendosi
cedere queste terre dal duca Maria Visconti in cambio di alcune
terre del comasco.
Dal 1513 al 1526 il paese era dominato dagli Svizzeri. Dopo di
che, fino al 1538, compare qual feudatario a Luino il conte e
senatore Gian Battista Pusterla.
La terre di Valtravaglia Luino, Porto valtravaglia, Castel Veccana,
Musadino, Muceno, Ticinallo, Brezzo, Bedero, Rogiano, Brissago
e Mesenzana furono cedute dal conte Rusca coll'assenso regio al
Cavaliere Pietro Antonio Lonati a cui restarono fino all'estinzione
dei Lonati verso il 1598. Luino con la Valtravaglia inferiore
era passata ai Lonati avanti il 1524 essendo stato dato qual pegno
di dote da Galeazzo Rusca a sua figlia Laura moglie di Paolo Lonato, il cui figlio
cav. Pietro Antonio Lonato possedette questo feudo fino al 1598.

L'ultimo feudatario di Rusca fu ucciso a Gorgonzola nei primi
del 1570 e da allora tornarono alla Regia Ducal Camera tutti i
feudi ad eccezione di quella parte assegnata ai Lonati, così
come descritto dall'istrumento di fedeltà 23 Dicembre 1570
atto rogato da Silvestro Scappa. Il dominio dei Rusca proseguì fino al 1583,
anno della morte dell’ultimo discendente.
I feudi tornati alla Camera furono poi assegnati dal re di Spagna
a Giovanni Marliani col titolo di Conte con il decreto datato
2 Dic 1583 e la donazione fu riconosciuta dal Senato di Milano
il 15 Genn 1584.
(Giovanni Marliani + 1588, Vicario perpetuo di Mariano e dipendenze, Capitano di corazzieri spagnoli, ambasciatore
imperiale in Turchia il 4-12-1557, investito del titolo di Conte sul feudo della Valle Intelvi e delle quattro valli
con Diploma del 2-12-1583)
Le terre assegnate dal re di Spagna al Marliani erano le seguenti:
— 1º la Valle d'Intelvi
— 2º la Valle Veddasca che comprendeva Biegno, Lozzo,
Armio, Graglio Cadero, Garabiolo, Campagnano e Musignano.
— 3º la Valle di consiglio Maggiore contenente Monte,
Curiglia, Cossano, Agra, Runo, Dumenza, Colmegna.
— 4º la Valle Marchirolo cioè Ardena, Lavena,
Viconago, Marchirolo, Cugliate, Fabiasco, Cunardo
— 5º la Valle di mezzo cioè Tronzano, Pino,
Bassano Maccagno di Sopra, Germignaga, Voldomino, Bivione,
Montegrino,
Bosco e Grantola.
I Marliani governarono queste terre fino al 1773, quando l’ultimo
dei Marliani, Ruggero III°, vendette il feudo al Conte Antonio
Crivelli, che nel 1789 lo cedette al figlio Ferdinando Crivelli
che in seguito lo passo' al conte Alberto Crivelli.
La famiglia Crivelli conservò il feudo fino al 1796, anno
in cui giunse in Italia Napoleone, il quale abolì il sistema feudale.
Da allora in poi, i territori delle nostre valli, vedono il loro
percorso nella storia legato a quello dell’intera Lombardia.