Intervista alla signora Celestina Peruggia,
figlia
di Vincenzo Peruggia il “ladro della Gioconda”. Viene finalmente a galla
la realta’ sui fatti del “furto del secolo”, un evento ancor’oggi conosciuto
in modo lacunoso.
Dal giornale
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(pag. 1)
“Perdonare come dice il Vangelo, bisogna farlo settanta
volte sette, ma certe ferite sono difficili da rimarginare e da dimenticare”.
Con queste parole comincia un’intervista esclusiva che la signora
Celestina Peruggia rilascia a “Popolo e Liberta’ “ novant’anni
dopo la conclusione della vicenda che ha per oggetto l’incontro
avvenuto con lei, nella sua accogliente casa di Trezzino di Dumenza, nell’alta
provincia di Varese, a due passi dal confine con l’Italia, poco
dopo Sessa, il capoluogo del Malcantone.
Ma che e’ la signora Per uggia? E’ la figlia di Vincenzo Per
uggia, il “ladro della Gioconda” , che il 21 agosto del 1911,
con la sottrazione dal museo del Louvre di Parigi del celebre quadro di
Leonardo da Vinci, poi restituito dallo stesso per uggia nel 1013, commise
quello che oggi si puo’ ben definire il “furto del secolo”
del ‘900.
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E
quali sono, signora Celestina, le ferite non rimarginate e i torti non dimenticati?
“Certo:
il mio povero papa’ quando rubo’ la Gioconda non fece una
bella cosa, anche se le motivazioni – e le vedremo – di quel
gesto non furono ignobili; ma deplorevole fu anche il comportamento del
"Corriere della Sera" e della "RAI" il cui presidente era
Sergio Zavoli”.
Perche’?
Il perche’ e’ presto detto. Il I°, l’8 e il 15
febbraio 1978 la RAI mando’ in onda uno sceneggiato sul “furto
della Gioconda” di Renato Castellani. Fino a un certo punto fu un
buon lavoro. Il filmato infatti ricostruiva abbastanza fedelmente la realta’
dei fatti, anche se mancava la parte francese della vicenda. Sennonche’
la conclusione del lavoro si rivelo’ deludente, distorta e psicologicamente
traumatica soprattutto per la mia povera mamma oramai ottantenne. Mio
papa’ fu fatto morire nel 1947, a settant’anni, in una cittadina
dell’Alta Savoia”.
In realta’ invece?
In realta’, come testimonia il certificato anagrafico di morte,
il papa’ mori’ improvvisamente a 44 anni l’8 ottobre
1925, giorno del suo compleanno,
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a Saint-Maur-des-Fosses, una localita’ della banlieu
parigina dove abitavamo, sull’uscio di casa mentre stava tornando
dal lavoro.
Io avevo poco meno di due anni, la mamma 29. Lo zio Ernesto, fratello
minore del papa’ si prese cura di noi e dopo due anni dalla morte
del papa’ la mamma si sposo’ con lui. Mia mamma si senti’
diffamata perche’ sostenere che il papa’ era morto nel ’47
significava insinuare che era bigama o concubina”.
Capisco il suo risentimento verso Castellani, ma che c’entra il
Corriere della Sera e Zavoli?
“Centrano eccome! Il 3 ottobre 1947 il Corriere dalla Sera scriveva
che il papa’ era morto settantenne qualche giorno prima Annemas.
Castellani in un’intervista a La Notte del I° febbraio 1978
dichiaro’ di avere appreso dal Corriere la notizia, falsa, come
ha visto, della morte del papa’ nel 1947. Invano chiesi una retifica,
a suo tempo al Corriere e successivamente alla RAI, Nel 1983 lo sceneggiato
fu ritrasmesso e rispetto alla prima edizione v’era la seguente
didascalia finale: “ Questa e’ la storia quasi vera del furto
della Gioconda”. Tramite un avvocato mi rivolsi a Sergio Zavoli,
allora presidente della RAI, per ottenere che sul giorno della morte del
papa’ fosse detto il vero. Zavoli, neanche rispose”. |
(pag. 2) Signora Celestina, al di la’ di questi odiosi trattamenti riservatile,
come visse lei la vicenda del “furto della Gioconda”?
“Non la vissi affatto. Il “furto” avvenne non solo
quando io non ero ancora nata, ma addirittura quando papa’ non era
ancora sposato”.
Allora come ne seppe?
“In modo un po’ strano. La mamma, lo zio ed io tornammo in
Italia dalla Francia nel 1942, quando io avevo 18 anni. A Dumenza mi chiamavano
la Giocondina. Chiesi a mia mamma il perche’ di questo soprannome.
La mamma ha sempre eluso la mia domanda. Del furto” della Gioconda
non voleva assolutamente che si parlasse. Fu Amleto che divenne mio marito,
a raccontarmi tutto. E poi lessi molto sulla vicenda che vide il papa’
come protagonista. Il papa’, nato a Dumenza l’8 ottobre 1881,
emigro’ a Parigi nei primi anni del ‘900 come operario stuccatore
e decoratore. Lavoro’ a lungo al Louvre. Vide molte opere provenienti
dall’Italia.
Visse in una stanza di un quartiere povero della capitale francese. Su
un libro della biblioteca dell’”arrondissement” lesse
che Napoleone Bonaparte sottrasse molte opere d’arte |
all’Italia. Gli parve di capire che “rubò”
anche la Gioconda. In realta’ la Gioconda non fu rubata all’Italia.
Leonardo la dipinse e la vendette al re di Francia, una circostanza che
papà non conosceva. Fu così che decise di riportarla dove
lui credeva fosse stata presa. La mattina del 21 agosto 1911 stacco la Gioconda
dal muro su cui era appesa, in un sottoscala la tolse dalla cornice e dal
vetro che la ricopriva, la mise sotto la giubba da lavoro, la porto’
nella sua camera e ritorno’ al lavoro”
E’ sicura che il furto della Gioconda ebbe solo motivazioni politiche?
“Non se ne possono escludere altre. Se anche il papa’fu affascinato
dal celebre sorriso di Monna Lisa, allora non sbaglio’ il Corriere
della Sera del 17 settembre 1911 quando scrisse che “se
la divina effige sta adesso dinanzi alla contemplazione di uno spirito
e non appiattita nel retrobottega di un mercante [la sua sottrazione]
rappresenterebbe la forma antonomastica del delitto estetico””.
Sarebbero dunque da escludere altre motivazioni, magari speculative?
“Direi di sì. Basti pensare a come la vicenda del “furto”
si concluse. Papa’ tenne il quadro nella stanza per due anni. Poi
chiese a un antiquario di Firenze di |
consegnarlo a un museo italiano.
In compenso di un gesto che riteneva meritorio per l’Italia, papa’
pensava solo ad una qualche ricompensa sottoforma di una pensione o, meglio
di un lavoro sicuro presso un museo italiano dove avrebbe potuto esercitare
la sua professione di abile stuccatore e decoratore”.
Invece che accadde?
“Accadde che l’antiquario, resosi conto che la Gioconda era
quella autentica, avverti’ il questore di Firenze cche arresto’
papa’ e lo rinchiuse in carcere”.
Papa’ fu anche processato?
“Direi ingiustamente, come fecero rilevare Lorenzo Carena e Fernando
Targetti, difensori d’ufficio (papa’ non poteva pagarsi avvocati
di fiducia). I due legali non invocarono la “clemenza della corte”,
come solitamente fanno i difensori d’ufficio, ma pronunciarono dotte
arringhe. Dissero che papa’ doveva essere rilasciato. Infatti il
“furto” era avvenuto in Francia, la costituzione di parte
lesa del governo francese era illegittima in quanto iniziativa personale
dell’ambasciatore di Francia a Roma e non dietro richiesta del suo
governo. L’accusa di estorsione era infondata perche’ papa’
riconsegno’ la Gioconda senza condizioni manifestando solo che gli
fosse riconosciuto un beneficio, quale che fosse. Papa’ pero’
fu condannato perche’, credo, c’era di mezzo la politica”.
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(pag. 3) In che senso?
“Tra la Francia e l’Italia era ancora aperta la questione
di due navi francesi che la nostra marina sequestro’ perche’
sospettate di contrabbandare uomini e armi a favore della Turchia durante
la guerra di Libia. Temo condannando mio papa’ si intese non inasprire
il contenzioso con la Francia”.
Mi parlava di un versante francese del furto della Gioconda….
“Che fu eroicomico. Prima di partire per le vacanze il sottosegretario
alle Belle Arti del governo francese diede disposizioni di non essere
disturbato “a meno che il Louvre bruci e la Gioconda fosse rubata”.
Appena arrivato il sottosegretario trova un telegramma che gli annuncia
il furto della Gioconda. In Francia la sparizione della Gioconda fu vissuta
come un intollerabile affronto. In piu’ la surete’ non riusci’
avenirne a capo soprattutto per una imperdonabile ma provvidenziale e
dilettantesca sventatezza”.
Quale?
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“Sul vetro che proteggeva la Gioconda gli investigatori francesi
rilevarono delle impronte digitali. Sarebbe bastato che la surete’
le confrontasse con quelle giacenti nei loro archivi che furono
prese al papa’ quando ebbe due piccole noie con la giustizia
francese. Il “ladro” sarebbe stato immediatamente individuato
e la Gioconda subito recuperata. Invece si lambiccavano il cervello
con le piu’ improbabili supposizioni. Arrestarono prima Picasso
poi Apollinaire, subito liberati. Poi si domandavano a chi potesse
il furto della Gioconda. Decisero che potesse servire alla Germania,
anche qui per via della politica. Tra Parigi e Berlino era in corso
la questione del Marocco sorta quando i tedeschi pensarono che i
francesi stessero compromettendo certi loro interessi, mandarono
una cannoniera davanti ad Agadir. “Quale miglior mezzo, penso’
la surete’ – del furto della Gioconda - per distrarre
l’opinione pubblica francese da questo affare?”. Fu
cosi’ che vennero arrestati due giovani pacifisti berlinesi
in viaggio di studio in Francia, ovviamente subito rilasciati. Si
inventarono anche un miliardario americano che ordino il furto su
commissione, si fece scaricare il carbone dalle locomotive francesi
dirette all’estero per vedere se vi fosse nascosta la Gioconda
A fine settembre sicuri di
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trovare la Gioconda, piombarono a Roma due poliziotti francesi ad ispezionare
la collezione di un certo signor Spiridon. Poi ispezionarono anche la camera
di papa’, sospettato del furto come frequentatore del Louvre. La gioconda
era nascosta sotto il piano di un tavolino. Non fu trovata, anzi, su quel
tavolino l’agente compilo’ il verbale di regolarita’.
Poi, della Gioconda non se ne parlo’ piu’. La si ritenne definitivamente
persa. La Gioconda ben custodita era a due passi dal Louvre.
Papa’ penso che se fosse tornato in Francia dopo il processo di Firenze
sarebbe stato arrestato. Ma ancora una volta papa’ beffo’ la
polizia francese. Dopo il processo di Firenze rimase in Italia il tempo
per partecipare alla prima guerra mondiale, essere preso prigioniero
dall’esercito austriaco, sposare la mamma e farsi rilasciare un passaporto
che recava il suo secondo nome, Pietro. Passo la frontiera senza nessuna
noia e rimase in Francia fino alla morte, ma mando’ la mamma a partorirmi
a Dumenza. Temeva che all’anagrafe dove avrebbe dovuto denunciare
la mia nascita sarebbe stato scoperto, denunciato, riprocessato e ricondannato”.
- L’intervista e’ stata raccolta dal giornalista svizzero
Giorgio Bobbio -
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La celebrazione del processo contro Vincenzo Peruggia il “ladro”
della Gioconda, svoltosi a Firenze nel 1913.
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Il quadro della Gioconda e’ affidato alla Scuola di belle arti di
Parigi che verra in seguito riconsegnato al museo del Louvre. |
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