Forse non tutti sanno che
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Vincenzo
Peruggia
Vi
sono a volte storie estremamente curiose che prendono vita grazie
a personaggi altrettanto curiosi. Queste storie non sono altro
che piccoli momenti di follia nella vita quotidiana, attimi incredibili
nella storia di un paese di cui a volte gli abitanti stessi del
luogo sono ignari. A questa categoria appartiene la storia di
Vincenzo Peruggia, stuccatore e decoratore nato in località
Trezzino l’8 ottobre 1881. Il lavoro lo apprese in Francia
dove si trovò ad emigrare in giovane età per sfuggire
all’inevitabile destino di miseria che regnava a quei tempi
in tutti i paesi della zona.
L’impresa presso la quale aveva trovato lavoro fu incaricata
di eseguire dei lavori all’interno del Louvre, dove il Peruggia
si trovava così quotidianamente a contatto con un’affascinante
signora: la Gioconda del Leonardo. La sua fascinazione per l’opera
leonardesca cresceva di giorno in giorno, insieme all’idea
di restituire questo grande capolavoro al suo paese d’origine,
convinto erroneamente com’era che il dipinto fosse stato
portato via dai francesi senza averne il diritto. Un atto di giustizia
e simultaneamente il proprio momento di gloria, così
probabilmente pensava nei suoi momenti di solitudine accompagnando
i suoi pensieri col suo inseparabile mandolino, fino al giorno
in cui passò all’azione. Era il giorno di chiusura
del museo, durante il quale solo gli addetti ai lavori di manutenzione
e qualche guardia avevano accesso al museo. Bastarono pochi minuti
perché il Peruggia – rimasto solo con Monna Lisa
– riuscisse a staccare il quadro dal muro, portarlo al piano
superiore, sfilarlo dalla cornice, e poi uscire dal museo con
la tavoletta infilata sotto la giacca. Dopo aver nascosto il dipinto
nel suo appartamento sotto il piano del tavolino che aveva - per
strana coincidenza - esattamente le misure della tavoletta, tornò
sul posto di lavoro senza che nessuno si accorgesse di nulla.
Una certa mancanza di organizzazione favorì infatti il
furto, dato che i funzionari e gli addetti pensarono in un primo
momento che il quadro fosse stato portato a restaurare, oppure
a fotografare, o in qualche luogo, insomma, dove veniva portato
ogni tanto per qualche motivo.
Quando finalmente divenne chiaro che era stato sottratto, furono
subito perquisite le abitazioni di tutti coloro che avevano accesso
al museo, ma senza risultato. Quando fu il turno del Peruggia,
i gendarmi non solo non trovarono il dipinto, ma addirittura firmarono
i documenti relativi alla perquisizione proprio sul tavolino che
nascondeva la Gioconda!
I tentativi del "ladro" di far rientrare il quadro in
Italia, però, lo portarono a contattare un antiquario che,
dopo aver fatto verificare l’autenticità del dipinto,
lo denunciò. Fu così che – dopo due anni passati
con il bizzarro italiano – la Gioconda tornò a far bella
mostra di sé nelle sale del museo più famoso del mondo.
Dopo regolare processo, il Peruggia fu condannato ad un anno e 15
giorni di carcere, scontati i quali - nonostante fosse stato dichiarato
persona non gradita e gli fosse stato proibito di posar piede su
suolo francese – tornò in Francia sostituendo il suo
primo nome con il secondo.
Anni fa la RAI trasmise uno sceneggiato sul "furto"
della Gioconda ma solo fino a un certo punto lo sceneggiato narrò
i fatti realmente accaduti poi, verso la fine lo sceneggiato,
travisò completamente i fatti. Vincenzo Peruggia nel romanzo
fu fatto morire nel 1947, a settant’anni, in una cittadina
dell’Alta Savoia” il che non e' assolutamente vero.
Vincenzo Peruggia morì l ’8 ottobre 1925, il giorno
del suo 44esimo compleanno, concluse la sua bizzarra ed avventurosa
esistenza terrena a Saint Maur des Fosses, fulminato da un infarto
sull’uscio di casa mentre stava tornando dal lavoro.
rilasciata dalla signora Celestina Peruggia
al giornale "POPOLO E LIBERTA'"
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